Anche quest’anno festeggiamo Yule, nel mio studio.

Yule è il nome pagano del solstizio di inverno.

Come ogni anno, presto o tardi, l’inverno arriva. Smarriti dalle troppe ore di buio, desideriamo più che mai l’arrivo prorompente di un’aria più tiepida, più accogliente, ed un sole che illumina le giornate, che ci restituisca luce dalle finestre mentre siamo in ufficio, o che ci accolga quando usciamo dalle nostre postazioni di lavoro.

Mi chiedo se saremmo veramente in grado di gestire una primavera o un’estate, senza attraversare i sentieri invernali.

A mio avviso è consigliabile assecondare la natura. Non siamo più abituati a viverci seguendo il ritmo scandito della natura, tutto quello che ci propone spesso non lo accettiamo.

Credo che con un atteggiamento di accoglienza accostato ad una ricerca di saggezza dei popoli che ci sono stati prima di noi, potrebbe aiutarci. Cos’era per i nostri antenati l’inverno?

Cos’è davvero l’inverno?

Ascoltando il mio infallibile intuito, prestandomi ad accogliere le immagini che l’universo mi propone, ho capito che l’inverno è uno sforzo enorme per tutte le creature e per la natura, anche per noi esseri umani.

Il freddo gelido, pare faccia scomparire ogni traccia di vita sulla crosta terreste.

Alberi secchi, scuri, neri. Nessuna foglia. Nessun fiore spontaneo. La terra è nera. Non si vedono molti animali: qualche passero, pettirosso, nulla di ché.

E’ il paesaggio del silenzio e forse della ritirata. E’ un momento che lusinga a vivere dentro casa, e probabilmente dentro di te. E’ un momento di grande osservazione di tutto ciò che abbiamo raccolto fino a poco tempo fa, per sopravvivere a questo passaggio.

E mentre vivi dentro di te, c’è una forza che pulsa per mantenerti vivo.

Si! Immagina questo paesaggio silenzioso e desertico, dipinto da candore, da ghiaccio e immobilità. Se riesci, prova a ricordare il vento sottile, gelido, che pare possa tagliare la pelle a sentirlo.

Hai mai provato ad immaginare a che cosa avviene sotto questo paesaggio, cosa succede sotto madre terra? Al suo cuore? Si ferma perché è inverno? No, si collega in modo ancora più preciso per alimentare le creature appartenenti a lei. Nutrendole di forza. E di ricordi e di tepore.

Dicembre è il momento della nascita, dell’arrivo di un figlio divino, di un Dio che porta luce. In ogni attimo scandito dal buio, esiste una piccola luce che man mano diventa sempre più grande. Ricordandoci che l’ora più buia è sempre quella che precede l’alba. La natura ci accompagna, ci spiega com’ è la vita, con quello che può.

La natura è a disposizione senza cattiverie, ma con un gran senso di realtà. Non potrà restare per sempre inverno, ma in questo momento, utilizziamo il nostro buio per cercare la luce, in noi, nella nostra vita, nelle nostre scelte .

Categorie: Meditazione

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